Rassegna Stampa


- IL MESSAGGERO -

17 Novembre 1987

Sandro Oliva & the Blue Pampurio's: ARIA MALSANA (Sp2020)

Strano tipo il signor Oliva, rifà il verso al Frank Zappa dei primi Mothers of Invention mettendoci dentro tutta la necessaria cattiveria e la baldanzosa ironia che, potenzialmente, dovrebbero servire a scuotere l'industria discografica italiana. Testi ai limiti dell'insulto - no, qualche parolaccia si sente anche - ottima musica, una gran voce e la verve, dimenticata, del miglior rock demenziale italiano fine anni settanta: ecco la ricetta di questo disco e questo gruppo, che non troverete mai nelle rassegne del "nuovo rock" perchè troppo intelligente e fuori dai giochi di potere a 45 e 33 giri. Imperdibili Dio c'è ed è primo in classifica, Aria Malsana, 24 rotoli di bugie.

Paolo Zaccagnini


- ROCKERILLA -

1989

Sandro Oliva: LIVING WITH A MOUSTACHE (Mantra)

 

Sarebbe stato simpatico riuscire a scrivere questa recensione senza mai menzionare lo Zio d'America a cui notoriamente si ispira il nostro Sandro Oliva. Le mie buone intenzioni sono però capitolate, messe di fronte all'alta concentrazione di succo alle Prugne Ducali presente negli arrangiamenti, nei testi e nei suoni di questo "Living With A Moustache", secondo album effettivo, dopo "Aria Malsana" del 1987, per un personaggio estroso i cui trascorsi nell'underground musicale romano sconfinano nel mito: esordio beat-dadaista attorno al 1968, epici concerti negli anni '70 con il "FUNGO!(Insieme Musicale Abnorme), una serie di dischi incisi e mai pubblicati, contratti firmati, la partecipazione ad "Ecce Bombo" di Moretti, un tour catastrofico e un singolo pubblicato in Venezuela....

Individualista e dispotico nel trattare i gregari, proprio come voi-sapete-chi, Oliva ha completamente rinnovato i suoi Pampuri Blu (anzi, The Blue Pampurio's Cheap Midi Recording Orchestra, secondo la nuova dizione), aggiungendo perfino un soprano lirico e un coro di Pampuriettes. L'album contiene complesse partiture, citazioni classiche e intricati cambi di tempo, pezzetti 'difficili da suonare' insomma (come certi passi della suite "Yukka Zukka"), ma non mancano brevi canzoncine del più scemo r'n'r, come quelle che infiorettavano il disco precedente. Sboccate e irrispettose sono "Kiusura Ermetika", "Tu 6 La Mia Pisella", soprattutto "The Talking Asshole", omaggio al Waters di "Pink Flamingoes" e reinvenzione di un testo Burroughsiano già interpretato sulla scena dal baffuto (e nasuto) alter-ego californiano.
A suo agio alla chitarra come con ogni tipo di campionatore e tastiera elettronica, Oliva è talmente calato nella parte da risultare convincente e, paradossalmente, originale. Più che un clone, un re-make o una parodia, egli sembra un gemello di un'altra dimensione. Come se, nel trasportatore del film "La mosca", assieme a Oliva si fosse infilato nella macchina una foto di Dalì, un'album dele Mothers e un 45 di Rita Pavone (o dei Balordi).....

Per tornare al disco, io lo trovo godibilissimo fin dalla copertina dell'immaginifico Filippo Scozzari. Sandro sarebbe un personaggio televisivo perfetto (da banda Arbore) ed è certamente un bene che i testi dsiano in italiano e stilati in un linguaggio comprensibile a tutti. Spero sinceramente che, se anche il colpo di fortuna non dovesse mai arrivare, il Maestro Oliva continuerà a battersi per il diritto alla follia cucurbitacea e alla buona musica.

Ehi, visto che ce l'ho fatta, a non nominare Zappa?

Vittore Baroni


- RUMORE -

Marzo 1995

Sandro Oliva: Who the Fuck is Sandro Oliva? (Muffin Records)

All'estero devono esserselo chiesto parecchio "chi cazzo è Sandro Oliva?", trovandolo alla guida della line-up di quei Grandmothers che anni orsono - quando ancora si chiamavano Mothers of Invention - erano niente di meno che il gruppo accompagnatore del maestro Frank Zappa; e la risposta alla domanda, sintetizzabile nella frase "un fottutissimo genio", esplode adesso dai solchi di questo terzo lavoro del compositore, polistrumentista e cantante romano, ancora una volta poliedrico, sboccato e iconoclasta - ma rigoroso nell'applicazione delle sue pur bizzarre formule sonore - come solo il compianto Francis Vincent seppe essere.
Ricalcando e ampliando il discorso di Aria Malsana (1987) e Living With A Moustache (1989), i due albums che avevano regalato ad Oliva una certa popolarità "di culto", questo CD edito dalla Muffin tedesca esalta l'acume musicale, il bizzarro estro e caustica ironia di un personaggio fuori dalle mode e dai clichè. Più duro non soltanto di qualsiasi marito, ma anche dell'ottusità, dei pregiudizi e dell'indifferenza.

Federico Guglielmi


1995


Dal 1993 al 2002 Sandro Oliva ha dedicato la quasi totalità del suo tempo ai GRANDMOTHERS, quindi per quegli anni vi rimandiamo alla RASSEGNA STAMPA dei GRANDMOTHERS (clikkare)


Sandro Oliva, Aria malsana di Ian Pavloc, web-zine NOVA MUZIQUE, 2004

 

Quando uscì, a metà anni Ottanta, due aggettivi, entrambi fuorvianti, vennero prevalentemente usati, dai pochi che se ne occuparono, per descrivere l'album di Sandro Oliva Aria Malsana: "demenziale" e "zappiano".

Per quanto riguarda il primo (demenziale) era (ed è) cattivo vezzo della critica italiana affibbiarlo a chiunque facesse musica in cui trovava largo spazio l'ironia: il fatto è che esistono vari registri di comicità e Oliva non era demenziale, se non a tratti, era semmai grottesco, acre, surreale (o quello che volete), ma non demenziale, come, per fare un esempio, non sono demenziali Jonathan Richman o Frank Zappa.

Zappa, appunto. Qui il discorso è più complesso. Oliva ammirava Zappa, a cui peraltro somigliava (e qualche anno dopo suonerà con i Mothers of Invention) ma la sua ammirazione lo portava ad aderire allo spirito piuttosto che alla lettera del buon Frank.

Oliva, infatti, reinventava la realtà italiana come Zappa reinventava quella americana (californiana anzi): entrambi erano divertenti e sgradevoli al contempo, nei loro mondi nessuno si salvava, i "normali" erano mostri e i "freaks" ridiventano soltanto mostri. Ma il bestiario di Sandro Oliva rimane profondamente italico.

Per avere un'idea basti leggere i versi iniziali della title-track: &laqno;Oggi è una giornata senza sangue per la strada/niente bombe giù al mercato/niente morti sul selciato/anche nel telegiornale non c'è niente di speciale/sette covi rasi al suolo/tre pentiti con lo scolo/tutto il bello stamattina/è in America Latina/dove almeno si è sparato/ventitré colpi di stato/qui in città non si è trovato neanche il corpo di un drogato/questacalma non mi piace/l'aria è fredda e senza luce». Difficile pensare a dei versi che rendano meglio il grigiore dell'Italia di qualche anno fa.

Se come avete intuito dal punto di vista letterario l'album è un calderone in cui trovano posto satira feroce e nonsense, Burroughs e le canzoncine sanremesi, Frigidaire e Il Tromba, dal punto di vista musicale l'impressione è più o meno analoga: si va da deliziosi momenti pop, che lasciano intuire un amore per la "bella" musica (Kinks, Beatles), alla sfuriata punk di Pane e katarro, da raffinati strumentali alla "ruffianissima" (potenziale hit?) Dio c'è ed è primo in classifica.

Sarà difficile che riusciate a metterci le mani ma, di questi tempi, in cui nel panorama musicale italico i "seri" sono così seriosi e chi cazzeggia lo fa in maniera innocua ed esangue, l'ascolto di questo lost masterpiece potrebbe quasi risultare terapeutico.


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